lunedì 19 dicembre 2011

l'euro, la lira e i mentecatti

Ma davvero c’è qualche mentecatto che rimpiange o sogna il ritorno alla Lira per uscire dal pantano, come se quelli fossero stati i bei tempi antichi? Ma ve li ricordate i giorni nei quali si dava il resto con la caramelle al bar o con gli assegnetti anche ai caselli delle autostrade, si pagavano stipendi in Bot e la nazione era alla bancarotta? Ho sentito l’ex ministro e il segretario di Berlusconi, Alfano, raccontare di un amico industriale che aveva fatto i soldi giocando sulla svalutazione competitiva della Lira per vendere meglio in Europa. Proprio il gioco della svalutazione, che rende più bassi i prezzi dei prodotti sui mercati esteri, è stato il meccanismo che ha puntellato e alla fine impalato aziende come la Fiat che, dormendo sui vantaggi concorrenziali e sul semi protezionismo imposto da Valletta contro le temutissime Case giapponesi, hanno permesso e favorito la decomposizione di una fabbrica che era stata, nelle proprie fasce di mercato, di eccellenza. I nostri debiti, pubblici e privati, resterebbero in Euro o in Dollari, dunque diventerebbero mostruosamente insopportabili se dovessimo ripagarli con lire sempre più svalutate e farebbero apparire la “stangata” di oggi come una carezza, il futuro dell’industria manifatturiera nelle nazioni già sviluppate, soprattutto in quella come la nostra o il Giappone che sono economie di trasformazione dipendenti dall’import di materie prime (sempre denominate in Dollari o Euro) sta nella qualità superiore o nella originalità della propria offerta. Sono l’intelligenza, la creatività, la prontezza di riflessi, la disponibilità al rischio, la massimizzazione delle proprie forze minimizzando le debolezze, la ricerca condotta in alleanza fra l’industria privata e le università per impiegare al meglio i pochi soldi (il nome del prof. Natta vi ricorda qualcosa?) le materie prime che possono salvare nazioni come la nostra e costruire lavoro, che è la sola maniera reale per difenderlo. Il lavoro è un diritto astratto e crudelmente vuoto, se il lavoro non c’è e se non viene creato e neppure il governo più progressista e socialmente sensibile può salvare il posto a un gruppo di dipendenti nella azienda A, senza dover salvare il posto a tutti i dipendenti di tutte le aziende. E chi lo promette, mente per fare retorica elettorale e strappare l’applauso sapendo di mentire. Nella battaglia quotidiana per sopravvivere, nessuno è mai arrivato al traguardo una volta per tutte. (Vittorio Zucconi - dal suo blog su Repubblica.it)

0 commenti: